§ FINALISTI & IDEE 2018

Thierry burkart

Avvocato e consigliere nazionale


Maggiore libertà organizzativa in caso di lavoro da casa

 

Iniziativa parlamentare xxx 16.484: “Maggiore libertà organizzativa in caso di lavoro da casa”: per conciliare meglio lavoro e famiglia, occorre accrescere la libertà organizzativa dei dipendenti nel lavoro da casa. A tale proposito, i dipendenti devono disporre di uno spazio di manovra più ampio nella ripartizione del loro orario lavorativo.

 

Adeguare il diritto del lavoro alle esigenze attuali

 

Siamo in piena era digitale, ma il nostro diritto del lavoro ha ancora una connotazione industriale, tant'è vero che oggi la legge statuisce che nel corso di una giornata il lavoro deve essere svolto nello spazio di 14 ore. Ciò non significa che un lavoratore può essere occupato per 14 ore di fila in un giorno, ma solo che se al mattino inizia ad es. alle 7, la sera non può più lavorare a partire dalle 21, e precisamente a prescindere da quante ore ha lavorato tra le 7 e le 21. Ma oggi la realtà, complice anche la digitalizzazione, è diversa per un numero sempre crescente di persone. In numerosi settori si osserva già una gestione flessibile del lavoro in remoto, ovvero da casa. Ciò malgrado, a seconda dell'organizzazione ci si ritrova, senza saperlo, in una zona grigia giuridica. L'iniziativa intende conformare le basi legali al nostro tempo, rispondere alle esigenze odierne e arginare questa burocrazia ormai inutile e obsoleta. D'ora in avanti alle madri e ai padri che ad esempio svegliano i loro figli alle 7 e li mettono a letto alle 21, deve essere consentito scrivere un messaggio di posta elettronica professionale prima e dopo aver accudito i figli, per potersi poi dedicare interamente a loro tra le 18 e le 21. Ecco perché l'orario di lavoro deve estendersi da 14 a 17 ore. Ma non è esplicitamente l'obiettivo intaccare la durata massima di lavoro settimanale. L'iniziativa lascia impregiudicata la durata massima dell'orario di lavoro – 45 ore alla settimana o nove ore in media al giorno, senza trascurare che continuerà ad applicarsi l'orario lavorativo stabilito individualmente di perlopiù 42 ore settimanali. A nessuno peraltro va intimato di lavorare 17 ore al giorno, per il semplice motivo che il riposo giornaliero previsto dalla legge rimane di almeno 11 ore consecutive.


Fiona Hostettler

Politologa e membro del Comitato direttivo jglp Svizzera


Abolire il pensionamento automatico

 

In Svizzera i lavoratori abbandonano automaticamente il mondo del lavoro di regola a 65 anni (64 le donne) in virtù di clausole inserite nei contratti di lavoro o nelle leggi sul personale in regime di diritto pubblico. Oltre questa soglia di età, nella prevalenza dei casi un'attività lucrativa è possibile solo con contratti speciali complicati o autorizzazioni oppure attraverso un'attività indipendente. Questi sono gli incentivi sbagliati in una società in cui, grazie a un'eccellente qualità della vita, si invecchia sempre più, ma si rimane anche più a lungo sani e attivi. Il pensionamento automatico va quindi soppresso, una scelta che sarebbe del tutto ininfluente sull'età a partire dalla quale è possibile percepire una rendita, ma che verrebbe accompagnata da molteplici vantaggi. La libertà individuale ne guadagna, poiché ciascuno può decidere in prima persona quando smettere di lavorare. Anche l'economia ne trae vantaggio, in quanto vi sono più lavoratori a disposizione senza complicazioni di sorta. E il sistema pensionistico ne sarebbe alleggerito, perché le persone potrebbero andare in pensione (in media) più tardi. Quanto anticipato risulta dalle statistiche pubblicate negli USA e in Svezia, dove il pensionamento automatico non esiste più da lungo tempo.


Andri Silberschmidt

Presidente dei Giovani liberali radicali svizzeri, consigliere comunale della città di Zurigo, gestore di fondi ZKB e cofondatore di kaisin. GmbH


Licenza pop-up per usi temporanei

 

La politica guarda a un orizzonte di vari decenni quando rinnova il regolamento edilizio e il piano regolatore di un comune o di una città. Si hanno idee concrete di come deve svilupparsi una determinata area. In realtà, non sempre i conti tornano. La città di Zurigo ad esempio ha un indice delle disponibilità abitative dello 0,22 %, sebbene oltre 215 000 mq di superfici ad uso ufficio siano sfitte. Un potenziale inutilizzato!

 

Il problema: disposizioni troppo rigide in tema di usi temporanei.

 

Perché è necessario cambiare qualcosa? Con gli usi temporanei guadagnano tutti: il proprietario può coprire i suoi costi, il locatario ottiene il tanto atteso posto e l'amministrazione pubblica consente soluzioni innovative (ad es. case e moduli plug and play (spazio nello spazio)) per ravvivare i quartieri. Gli usi temporanei creano situazioni di reciproco vantaggio.

 

La soluzione: grazie a una licenza pop-up deve essere possibile realizzare progetti di durata limitata (ad es. 5 anni), a prescindere dalla zona edificabile (ad es. appartamenti per studenti in zone commerciali). Inoltre, occorre adottare le disposizioni comunali per questa durata. L'esigenza di una licenza pop-up è stata confermata in colloqui condotti con varie parti (proprietari istituzionali di immobili, start-up innovative, Jugendwohnnetz Stiftung, …) ed è incontestata. L'attuazione avviene come intervento parlamentare a livello comunale. Un piccolo passo per un politico, ma un grande passo per la deregolamentazione!